Le marmitte dei giganti
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Primi avvistamenti e primi tentativi di svuotamento delle marmitte
«Non è noto chi sia stato il primo ad osservare le particolari forme erose nelle rocce delle Moti da Cavagliola. Dopo il ritiro dei ghiacciai, avvenuto circa 10'000 anni fa, la vegetazione prese di nuovo il possesso delle elevate regioni delle nostre montagne. Sono forse stati i cacciatori i primi a scoprire le marmitte dei giganti?

Il primo documento scritto lo dobbiamo al pastore riformato di Brusio, G. Leonhardi. Nel suo libro apparso a Leipzig nel 1859, dal titolo "Das Poschiavino Thal", annovera da acuto osservatore "cirkelförmige Aushölungen" (cavità rotonde) scavate nella roccia della forra di Puntalta. Il famoso geologo Rudolf Staub, nella sua carta "Geologie der Berninagruppe 1948", annota le Marmitte dei giganti situate sulle Moti da Cavagliola. Nella mia tesi di laurea, Friborgo 1957, descrivo ampiamente la conca e la soglia glaciale di Cavaglia. C. Burga studia l'epoca del tardo glaciale della nostra Valle e nel 1987 pubblica i suoi risultati nella sua tesi di abilitazione.»
(Aldo Godenzi)


Così si presentavano le marmitte prima di vuotarle. Erano piene di terriccio, sassi e acqua



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